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"Biennale della Liguria arte 2014" - Fondazione Oddi Palazzo Oddo - Albenga - 18-26 gennaio 2014

Mostre nazionali


BIENNALE DELLA LIGURIA ARTE 2014. DAL '900 AL CONTEMPORANEO

FONDAZIONE ODDI - PALAZZO ODDO

ALBENGA


La Biennale della Liguria 2014 inaugura la nuova stagione culturale in una delle più belle regioni italiane, da sempre, per la sua storia, altamente attrattiva per artisti di ogni disciplina che qui hanno trovato ispirazione e terreno fertile per sperimentare nuovi linguaggi. Basti pensare all’antica tradizione delle ceramiche, piuttosto che ai grandi poeti e scrittori del passato che tra i colori, i profumi, gli aspri profili della Liguria hanno creato capolavori immortali.

La Prima Edizione della BIENNALE DELLA LIGURIA 2014 sarà curata dalla rivista internazionale “Italia Arte” editata e diretta da Guido Folco, unitamente al Museo MIIT di Torino, alla Galleria Folco, a curatori indipendenti facenti parte del gruppo di lavoro del Museo, galleristi, critici e storici dell’arte, esperti di finanza internazionale e collaboratori di case d’asta. Al gruppo di autori contemporanei sarà affiancata una sezione dedicata ai grandi Maestri italiani e stranieri del Novecento.

L’obiettivo fondamentale della mostra è quello di effettuare UNA SELEZIONE ACCURATA e di fornire UNA VISIBILITA’ INTERNAZIONALE A TUTTI GLI ARTISTI PARTECIPANTI PRESSO MUSEI, FONDAZIONI, GALLERIE, ACCADEMIE, ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA, CONSOLATI E AMBASCIATE ITALIANE NEL MONDO, con cui Italia Arte collabora da tempo.

Tra tutti gli artisti che parteciperanno all’edizione 2014 verrà infatti operata una rigorosa selezione di qualità dal Comitato Scientifico del Museo MIIT e dalla Redazione di “Italia Arte”, composta da storici e critici d’arte, giornalisti, editori, professionisti del mondo legale, economico, finanziario e dalle gallerie coinvolte e partners del progetto, per conoscere e valorizzare l’opera dei migliori autori. La mostra permetterà alle Istituzioni suddette (punti di distribuzione mirati, presso cui è veicolato il mensile “Italia Arte” e il ricco catalogo della Biennale che verrà editato) di conoscere e valutare le opere esposte e, successivamente, richiedere eventualmente ad “Italia Arte” mostre degli autori i cui lavori potranno essere esposti nelle loro sedi prestigiose.

SEZIONE DI MAESTRI CONTEMPORANEI

Il Comitato Scientifico della Biennale della Liguria 2014 selezionerà maestri di varie discipline artistiche quali pittura, fotografia, scultura, incisione, performances, video e computer art attraverso una valutazione di merito basata sulla qualità dei lavori presentati e sul curriculum dei singoli artisti. Sono previste 3 sezioni: PRIMA SEZIONE: “PHOTO & CO.” dedicata a opere fotografiche, video, digital art. SECONDA SEZIONE: “THE FUTURE IS NOW” dedicata agli artisti under 30. TERZA SEZIONE: “MASTERS” dedicata ai maestri di tutte le altre tecniche e sperimentazioni.

SEZIONE DEL ‘900

La mostra prevede un percorso storico, con la presenza di alcune opere artistiche del Novecento, caratteristiche dell’epoca e delle correnti del tempo. Nel confronto fra arte del Novecento e arte contemporanea italiana si può cogliere uno spirito comune peculiare della nostra cultura, un senso condiviso estetizzante, che nell’armonia delle forme, nell’essenzialità delle linee, nella sintesi espressiva, come nell’esuberanza cromatica testimonia secoli di mestiere e ricerca del bello. Un concetto mutevole nel corso dei secoli, ma sempre coerente con la sensibilità innata degli artefici del nostro Paese e dei nostri territori. E’ proprio da queste diversità, dalle differenti caratteristiche storiche e socio-culturali che hanno plasmato l’Italia, che sono nate in passato, e continuano a crescere, immortali espressioni e testimonianze della realtà e dell’Uomo, inteso come universo da esplorare, raffigurare, conoscere. Tra gli autori scelti come ‘portavoce’ delle loro varie epoche e delle correnti che hanno caratterizzato il secolo scorso, segnaliamo l’opera in apertura della mostra: una splendida litografia del 1916 di Amedeo Modigliani (Livorno 1884-Parigi 1920): tipico ritratto di donna, dal tratto lieve e impalpabile come un soffio e dagli esiti già vicini al cubismo. Luigi Spazzapan (Gradisca d’Isonzo 1889-Torino 1958) di cui si presenta un “Nudo con interno” dgli anni Quaranta della Giovanni C., dall’intensa e dinamica pennellata degna del migliore Cézanne e rappresentativa di un naturalismo italiano eccellente. Di Raffaele De Grada (Milano 1885-1957) si presenta un tipico disegno degli anni Venti, un casolare toscano che testimonia il lungo e artisticamente proficuo legame dell’artista con quella terra, fin dagli anni successivi alla sua venuta in Italia, dopo una giovinezza trascorsa in Svizzera, di cui ci restano alcuni splendidi esempi di paesaggi alpini. Vicina, come linguaggio naturalistico immediato e pulsante di vita, la sanguigna di Innocente Salvini (Cocquio-Trevisago 1889-1979), che rappresenta un anziano contadino, un suo parente varesino, uno spaccato del mondo contadino, specchio di gran parte della società del tempo, reso con immediata e visionaria bellezza rasserenante. Presente alla XXV Biennale di Venezia, sue opere si conservano anche presso i Museo Vaticani. Eso Peluzzi (Cairo Montenotte 1894-Monchiero 1985) è presente con “Borgo alpino”, tipico esempio della sua arte naturalista e moderna. Nel 1922 esordisce con una mostra personale alla Società Promotrice di Belle Arti di Torino e nel 1923 partecipa alla VII Esposizione autunnale d'arte di Como. A partire dagli anni ‘20, Peluzzi soggiorna spesso a Montechiaro d'Acqui (Alessandria), dove trova ispirazione per ritratti di personaggi del luogo e vedute panoramiche, spesso riadattando la realtà alla sua fantasia. Alcuni suoi disegni, tra l'altro, sono stati in tempi recenti presi a modello dagli amministratori di Montechiaro per la creazione di nuovi arredi urbani. Dal 1926 al 1948 partecipa alle Biennali veneziane, alle Quadriennali a Roma e alle mostre italiane di Baltimora, Berlino, Amburgo, Vienna, Lipsia, Budapest, Parigi. Sue opere figurano alla Galleria d'arte moderna di Genova, Firenze, Torino, Roma e nei musei di Belgrado e Budapest. La “Bagnante” di Francesco Messina (Linguaglossa 1900-Milano 1995) recupera la forma scultorea classica tipica dell’autore, ospitato dalla Biennale veneziana ripetutamente tra il ‘22 e il 29, esponente di primo piano di “Novecento italiano” e in seguito direttore di Brera. Di Felice Casorati (Novara 1883-Torino 1963) si è scelta una Antilettera, stato unico, del 1963, “Ragazza seduta su fondo nero”, eccezionale esempio della sua poetica novecentista, ispiratrice del mutamento stilistico del tempo. Le sue opere furono esposte alla Biennale del 1909 e del 1910; in questa seconda occasione rimase fortemente impressionato dalla sala dedicata a Gustav Klimt. Lo stile simbolico e decorativo della Secessione viennese influenzò in maniera determinante le successive opere di Casorati. Tra il 1911 e il 1915 visse a Verona fondando insieme con altri, nel 1914, la rivista “La Via Lattea”, alla quale collaborò con illustrazioni di stile art nouveau alla maniera di Jan Toorop e Aubrey Beardsley. Durante gli ultimi anni fu vicino agli artisti di Ca' Pesaro, Arturo Martini, Gino Rossi, Umberto Moggioli, Pio Semeghini, il cui orientamento europeo lo introdusse ai recenti sviluppi artistici di Parigi e Monaco. La purezza cristallina e le atmosfere sospese delle sue opere lo rendono un esponente primario del Realismo magico, condiviso dal gruppo del Novecento Italiano di Margherita Sarfatti, alle cui mostre aderì nel ‘26 e nel ‘29, pur restando comunque sempre indipendente. Del Gruppo dei Sei di Torino (Levi, Chessa, Menzio, Boswell, Paulucci, Galante) sono presentate tre opere storiche di Enrico Paulucci (Genova 1901-Torino 1999), massimo esponente della compagine idealmente e concettualmente formatasi intorno alle idee di Lionello Venturi, presente con una personale alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966 e alla Quadriennale romana, nonchè direttore dell’Accademia Albertina di Torino dal ‘55. Tra questi dipinti, anche “La casa rosa” del 1930, splendido esempio di pittura novecentista. Una pittura, quella dei “Sei”, che segna il ritorno a un naturalismo antiaccademico, pulsante di colore, dalla pennellata rapida e intrisa di pigmento, libera come il pensiero che volevano affermare. Sandro Cherchi (Genova 1911-Torino 1998) si trasferisce a Milano nel 1935, dove conosce artisti quali Aligi Sassu, Renato Birolli, Giacomo Manzù, Treccani, con cui dà origine al movimento artistico "Corrente", tra il 1938 e il 1943, il cui intento condiviso era di confrontarsi con la cultura moderna europea, ripudiando l`isolamento culturale imposto dalla politica fascista e promuovendo forme nuove di libertà espressiva, basata su linee del post-impressionismo proprio di Ensor, Van Gogh e dagli espressionisti tedeschi. Nel 1946 divenne professore presso l'Accademia di Genova. Nel 1948 acquisì la cattedra di scultura all'Accademia Albertina di Torino e, per la prima volta, partecipò alla Biennale di Venezia, alla quale venne nuovamente invitato nel 1950. Nel 1951 si trasferì a Torino e prese parte alle Biennali di San Paolo del Brasile e di Alessandria d'Egitto. Nel 1958 vinse un premio acquisto alla sesta edizione del Premio Spoleto. Già dai suoi capolavori giovanili, Cherchi introdusse e conservò una linea di sviluppo coerente, toccando un momento culminante nelle opere dell’ultimo periodo con l'impostazione del rapporto uomo-paesaggio. Importante anche il lavoro di Bruno?Cassinari (Milano 1912-1992), tra i fondatori di “Corrente” è storico protagonista del cambiamento culturale e artistico italiano e internazionale. La sua opera racconta tutta l’energia dell’epoca, condivisa con i compagni di viaggio Birolli, Guttuso, Migneco, Sassu, Cassinari, Morlotti, autori impegnati in una sperimentazione nuova sul colore e sulla forma. Presente alle Biennali veneziane del ‘50, ‘52, ‘54, alla IX Triennale di Milano del 1951 e alla Quadriennale di Roma del ‘55, rappresenta con il suo percorso l’avanguardia italiana e internazionale della metà del ‘900. Di Piero Ruggeri (Torino 1930-Avigliana 2009), uno dei massimi esponenti dell’Informale italiano e internazionale, si presenta un’opera tipica, dalla gestualità rapida e sintetica, propria del maestro piemontese. Invitato alla Biennale veneziana del ‘56, subito dopo il diploma all’Accademia Albertina di Torino, Ruggeri interpreta il rinnovamento attraverso un particolarissimo e contrastato utilizzo del colore, veemente e lieve al contempo, che nell’armonia potente del segno espressivo esprime poetica e ritmica musicalità. Eugenio?Carmi (Genova 1920) è considerato tra i massimi esponenti dell'astrattismo italiano: nel 1966 ha esposto alla Biennale di Venezia. Ha realizzato programmi per la RAI e nel 2000 ha esposto alla Camera dei Deputati. Nel 1963 è stato tra i soci fondatori del gruppo Cooperativo di Boccadasse con sede presso la Galleria del Deposito a Genova, di cui facevano parte (oltre a Carmi) Bruno Alfieri, Kurt Blum, Flavio Costantini, Germano Facetti, Carlo Fedeli, Emanuele Luzzati, Achille Perilli, Kiki Vices Vinci. In mostra uno dei suoi splendidi esempi di pittura geometrica. Pinot Gallizio (Alba 1902-1964) è rappresentato da un’opera storica del 1955, una tempera e resina naturale tipica del suo linguaggio esondante colore e gestualità. Nel 1957 a Cosio di Arroscia partecipa alla fondazione dell’Internazionale situazionista, che nasce dalla fusione del movimento lettrista con il Movimento internazionale per una bauhaus immaginista, insieme a Guy Debord, Michèle Bernstein, Asger Jorn, Constant Nieuwenhuys, Walter Olmo, Piero Simondo, Elena Verrone, Rulph Rumney. Gallizio, che farà parte del movimento fino all'esclusione sua e di suo figlio Piergiorgio nel 1960, nel febbraio del 1958 avvia la produzione della pittura industriale che espone a Torino nel maggio del 1958: dodici metri di pittura a olio su tela, 14 metri di pittura a resina su tela, 70 metri di pittura su telina, realizzati con Giors Melanotte. Esposizioni successive a Milano e Monaco di Baviera e nell’aprile del 1959 da René Drouin a Parigi ove realizza la "Caverna dell’antimateria", una delle prime opere "ambientali". Le tappe più importanti degli anni successivi sono la mostra personale allo Stedelijk Museum di Amsterdam, la mostra “Dalla natura all’arte” organizzata a Palazzo Grassi di Venezia e l’invito di Maurizio Calvesi alla Biennale di Venezia del 1964, anno della sua morte. Remo Brindisi (Roma 1918-Lido di Spina 1996) è stato tra i maggiori interpreti del cambiamento pittorico italiano del secolo scorso. Al 1940 risale la sua Prima Personale (Firenze): la presentazione del catalogo della mostra è scritta da Eugenio Montale. Ha esposto opere in mostre personali a Parigi, Nizza, Milano, Venezia, Roma al Cairo, a San Paolo del Brasile. È stato Presidente della Triennale di Milano e gli è stata assegnata la medaglia d'oro della Pubblica Istruzione della Repubblica per meriti culturali. Ha partecipato, soprattutto tra gli anni quaranta e '50, a numerose Biennali di Venezia ed alle Quadriennali di Roma. Famoso anche per le figure, i volti ed i paesaggi: le "Venezie", gli "Oppositori", i "Pastorelli, le "Maternità" sono i temi ciclici maggiormente ricorrenti. Giacomo Soffiantino (Torino 1929-2013) ha partecipato a quattro Biennali di Venezia e ad una di San Paolo del Brasile. È stato importante esponente dell'Espressionismo astratto, nonché maestro dell'acquaforte e dell'incisione e, insieme a Sergio?Saroni e Piero Ruggeri ha rappresentato una svolta nel naturalismo astratto italiano. In mostra “Nudo piegato”, splendido olio su tela del 1953. Daniela Romano (1947-2009) raccontano un mondo visionario e fantastico, intensamente raffigurato come nel volto di donna presente in mostra. Moglie di Franz Borghese, la sua è una poetica della meraviglia e dello stupore. Chino Bert (Pavia 1932-Albenga 2012) è stato stilista-artista. Gianfranco Bertolotti, soprannominato Chino Bert, è anche noto per aver preso i voti nel monastero benedettino di Santa Scolastica, diventando don Franco. Chino Bert nasce a Pavia, il 4 settembre 1932, e diventa disegnatore di moda a soli 19 anni nella maison Rosandrè di via Manzoni a Milano. La data che segna il suo successo nel campo del fashion è il 1952, quando debutta con 10 modelli sulla pedana di Palazzo Pitti, presentando la «linea Scatola». In quell’occasione Chino Bert si presenta alla stampa e all’alta società, suscitando l’entusiasmo della giornalista Irene Brin. È, però, l’unica collezione autoprodotta; dopo di che lo stilista lavora per altri atelier, iniziando la collaborazione con Maria Antonelli per 4 anni. Quando il suo tratto stilistico viene scoperto da Maria Carità, che dirigeva a Parigi il più celebre salone di bellezza del mondo, in Rue St. Honorè, inizia la sua attività di illustratore dei servizi di moda al quotidiano «L’Aurore» e al mensile “L’Art e la Mode”. Pochi anni dopo collabora anche con “La Notte”. Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi dei Sessanta, Chino Bert lavora per Rina Modelli, Jole Veneziani e Pierre Cardin. Nel 1963 il suo percorso si incrocia con quello di Mila Schön e Loris Abate e presenta 20 modelli a Palazzo Pitti. Queste ed altre collaborazioni gli permettono di ottenere l’ambito premio Neiman Marcus a New York, una specie di Oscar della moda. Nel ‘65, viene chiamato dalle Fendi per il loro debutto sulle passerelle più accreditate: ottiene un grande successo. Dal 1973 in poi Chino Bert si eclissa e dà seguito alla sua vocazione religiosa. Negli anni ‘90, si dedica alla pittura figurativa, astratta, informale. Oggi i mondi della moda e dell’arte piangono la scomparsa dello “stilista di Dio”.

Curatori della mostra sono Guido Folco, Editore e Direttore della rivista internazionale “Italia Arte”, Direttore del Museo MIIT di Torino, Patrizia Valdiserra, Fondazione Oddi. Per la sezione contemporanea anche Elisa Bergamino e Natalia Folco di “Italia Arte”, storici, critici, esperti di finanza internazionale e di case d’asta, galleristi facenti parte del gruppo di lavoro di “Italia Arte” e del Museo MIIT di Torino.


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