ITALIA ARTE


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L'illusione del sogno - giugno 2009

Mostre nazionali > Torino - Villa Gualino 2009-2011


L’ILLUSIONE DEL SOGNO

proposte di arte contemporanea


Liliana Barberis, Fabio Bertoni, Adolfo Damasio, Lia Laterza, Maria Ausiliatrice Laterza, Giorgia Gottero, Gabriele Maquignaz, Laura Mosca, Alessandro Siviero, Renato Salzotto

Parallelamente alla mostra dei “Sei di Torino”, “Italia Arte” presenta una selezione di opere di autori contemporanei di valore: Liliana Barberis è nota per i suoi dipinti che uniscono pigmento, getualità, materia in accumulazioni originali e intense, ricche di simbolismo e raffigurazioni della fantasia, tra accesi cromatismi e geometriche suddivisioni dello spazio compositivo. Riflessi specchiati dell’anima, dell’Io.
Fabio Bertoni individua nella natura il suo maggior interesse artistico, interpretata con uno sguardo incantato, modulato nella luce e nei toni, in rappresentazioni che uniscono reale e immaginazione, in una utopica ricerca del bello e dell’armonia dell’universo.
Adolfo Damasio ricrea nella materia naturale l’essenza della natura stessa, con un linguaggio metaforico che spinge alla riflessione. Nelle sue opere è sempre racchiuso un messaggio di libertà, di rasserenamento interiore, di ricerca di se stesso. L’orizzonte delle sue composizioni rasenta il metafisico, dove silenzio, sospensione, illusione si affacciano agli occhi del cuore.
Lia Laterza è tradizione, classicità, gusto per la pittura di un tempo che trova nel reale lo spirito per incantare, stupire, emozionare. Paesaggi, figure, angoli di paesi ritrovano tutta la loro profonda cultura nel segno moderno dell’artista.
Maria Ausiliatrice Laterza è testimone del suo tempo: che cosa sono queste figure racchiuse in cornici scomposte, sovrapposizioni di piani e prospettive se non l’immagine disorientata del mondo di oggi? La denuncia della donna come soggetto sfruttato, mai abbastanza riconosciuto nella nostra società è un filo conduttore che lega, con malinconica visione, le sue installazioni illuminate dalla metafora dell’esistenza.
Giorgia Gottero: questa sì che è una ‘cattiva ragazza’ da tenere d’occhio! Anticonformista e di tendenza, vede nell’arte l’elemento dinamico e intimo per esporsi al giudizio del mondo. Forse per questo le sue figure sono quasi ‘cancellate’, prive di identità precisa, se non per alcuni elementi (una mano, un piede...) che denotano studio e introspezione, proiezione dell’Io sulla tela e osservazione della realtà. Una realtà trasfigurata nell’anonimìa dell’oggi, in aperto contrasto con il contemporaneo gusto dell’esposizione personale, del protagonismo a tutti i costi. Le opere di Giorgia Gottero raccontano un’esistenza, una persona, un simbolo universale di malessere strisciante a cui l’autrice dà voce, per poi rinchiudersi, enigmatica, dietro un paio di occhiali scuri, al di là di un velo che si squarcia ridendo, affrontando la vita giorno per giorno, con coraggio.
Gabriele Maquignaz deve raccontare una vita, una storia, la sua vicenda umana e per questo l’arte che esce plasmata dalle sue mani è così vibrante, forte, decisa, inquietante, brutale, maledetta, onirica, sapida come la sua terra, impervia come un ‘ottomila’. Uomo di montagna, ritrova nei suoi valori la concretezza ancestrale della vita, della sopravvivenza, di cui l’arte è elemento primario, indispensabile. Non si creano queste figure, non si può partorire un Cristo inchiodato senza un processo profondo di immedesimazione emotiva, culturale, storica. Ottimo, Maquignaz, la strada giusta è tracciata, la direzione intrapresa, l’emozione è data... quindi è già tutto.
Laura Mosca intesse strutture come fossero illusori percorsi nel sogno, nel senso che ciò che rappresenta non è definibile, non si può identificare con elementi della realtà, se non per assimilazioni simboliche. Forte, questa sua presa di posizione verso la creatività, che sconvolge i canoni assoluti e classici del bello, ripercorrendo in maniera personale le istanze della contemporaneità, delle sperimentazioni novecentiste alla Arman, accumulando materia, pigmento, arnesi, con una forza energetica equilibrata e libera, che spira come un vento, che si infrange come l’onda burrascosa dell’oceano.
Alessandro Siviero possiede il suo alfabeto comunicativo, personale, unico, intrigante. L’abusato termine di metafisica, per la sua opera, rimane valido, ma è necessario spingersi al di là dello straniamento distaccato e algido del tema, per comprendere il perchè l’artista dialoghi con tali ‘parole’. La sua ripresa di una cultura così profonda e radicata nel Novecento, ne testimonia l’universalità temporale e trasversale, che rende questo movimento attuale ancora oggi, proprio perchè intrinseco all’animo umano, solo, celato, immobile, disincantato, disperso.
Renato Salzotto è un narratore raffinato che coglie nella realtà ciò che per tutti è mistero. La fotografia, intesa come rappresentazione fedele del vero, può a volte raccontare una storia nascosta: basta osservare con uno sguardo nuovo, è sufficiente cogliere la rivelazione del mondo... non tutti ne sono capaci, solo l’artista ci riesce. Per questo Salzotto interpreta perfettamente, oggi più che mai, il bisogno dell’uomo di stupirsi e i suoi scatti ne rappresentano i contrasti vitali, interiori, giocati sui chiaroscuri di un bosco, di una montagna, di una strada di città che non sono mai solamente specchio del mondo, ma indagine sullo sguardo interiore dell’uomo, sulla semantica del quotidiano, sul significato della realtà vista e osservata dietro l’obiettivo.

4 - 28 giugno 2009

Villa Gualino - Torino

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