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Paladino - ottobre 2009

Mostre nazionali > Torino - Villa Gualino 2009-2011


MIMMO PALADINO

OPERE GRAFICHE


L’ “Associazione Culturale Galleria Folco”, la rivista mensile “Italia Arte”, in collaborazione con “De Arte - Progetti e servizi per l’arte” presentano, in contemporanea alla mostra di sculture di Massimo Ghiotti che inaugurerà il “Parco Internazionale di Sculture di Villa Gualino-Italia Arte”, a Torino, alcune opere grafiche di Mimmo Paladino, in un allestimento particolarmente suggestivo negli spazi storici di Villa Gualino, Torino, dal 15 ottobre al 22 novembre 2009.
L’opera grafica presentata a Villa Gualino raccoglierà 6-7 grandi lavori di Paladino, molto rari e di qualità nella loro unicità stilistica e artistica. Il dialogo fra la modernità del segno essenziale di Paladino e la monumentalità delle sculture di Massimo Ghiotti, presentati contemporaneamente, ma con due progetti ben distinti, si confrontano sul terreno comune della sintesi stilistica e della ricerca sperimentale e concettuale di un’arte nuova, classicamente intesa come armonia naturale della forma e del gesto, tra un ritorno ‘transavanguardista’ alla figurazione, per Paladino e l’elegante visionarietà universale delle presenze scultoree di Ghiotti. La mostra gode del Patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino e Consorzio Villa Gualino e sarà inaugurata il 15 ottobre, dalle ore 18.

L’ARTISTA
Mimmo Paladino, nato a Paduli, in provincia di Benevento, il 18 dicembre 1948, trascorre la sua infanzia a Napoli e, dal 1964 al 1968, frequenta il Liceo Artistico a Benevento. Muovendo dal clima comune del “concettuale”, la prima fase dell'attività dell'artista s'incentra principalmente sulla fotografia. La sua prima personale si tiene allo Studio Oggetto di Enzo Cannaviello a Caserta, nel 1969. I lavori prodotti in questa prima fase sono presentati alla Galleria Nuovi Strumenti di Brescia nel 1976. Tuttavia, le eccezionali doti di disegnatore di Paladino non rimangono a lungo celate. Nel 1977, infatti, realizza un grande pastello sul muro della galleria di Lucio Amelio a Napoli e partecipa inoltre alla rassegna "Internationale Triennale für Zeichnung" organizzata a Breslavia. Nello stesso anno si trasferisce a Milano.
Nella seconda metà degli anni ‘70 egli riscopre la pittura e recupera il colore sia nella sua valenza espressiva sia nella matericità del pigmento: il suo interesse si concentra soprattutto sulla peculiarità della figurazione a divenire linguaggio. Immagini astratte e oniriche si susseguono su grandi tele dai forti valori timbrici, spazialmente definite da strutture geometriche, rami e maschere che attraggono l'osservatore.
Gli anni a cavallo tra il ‘78 e l’ ‘80 sono da leggersi come un periodo transitorio tra la posizioni concettuali sulle quali era assiso inizialmente e la rinnovata attenzione per la pittura figurativa.
La sua arte riscuote ampio consenso all'estero. Nel 1980 giunge all'elaborazione di superfici di grandi dimensioni e opere di forte impatto visivo nelle quali racconta la vita e il mistero della morte. Utilizza l'incisione e molte altre tecniche per rappresentare il proprio “mondo interiore”, primordiale e magico. Introduce presto nelle sue tele elementi scolpiti, unendo modernità e arte povera.
Ad “Aperto ‘80”, nell'ambito della Biennale di Venezia, il critico Achille Bonito Oliva propone la corrente della transavanguardia, di cui fanno parte Chia, Clemente, Cucchi e lo stesso Paladino.
Dal 1985 si cimenta, inoltre, con grandi sculture in bronzo e con installazioni.
Pur nella loro apparente fissità da icone le opere di Paladino conservano sempre un'ambiguità densa di allusioni. Le maschere senza sguardo, i profili arcaici delle teste, custodiscono valenze emblematiche che sfuggono ad un'interpretazione univoca, anzi appaiono serbare enigmi, misteri insondabili o segreti.
Nella seconda metà degli anni '80 i lavori di Paladino risultano fondati su una composizione che va semplificandosi. Si restringe l'inventario dei segni, mentre il colore suggerisce l'intero spazio dell'opera.
Alla fine degli anni '90 Paladino realizza diversi altri cicli pittorici, nei quali si rende evidente l'aspetto più problematico della sua ricerca, ovvero il continuo interrogarsi sul linguaggio dell'arte: la geometria, la frammentarietà, la molteplicità e l'accumulazione dei segni, insieme a improvvise cesure e cambi di registro, costituiscono alcuni fili conduttori della sua opera.
La sua produzione inizia ad essere conosciuta anche all'estero, grazie ad una mostra itinerante del 1980, che si sposta da Basilea ad Essen, ad Amsterdam, oltre ad una personale alla Badischer Kunstverein di Karlsruhe. Nel 1982 partecipa a Documenta di Kassel e hanno luogo importanti personali e del 1985 è la sua prima retrospettiva al Lenbachhaus di Monaco. I diversi viaggi compiuti in Brasile contribuiscono ad introdurre nella sua pittura componenti animistiche e fortemente emotive.
Verso la fine degli anni Ottanta si riscontra nei suoi lavori un maggiore rigore ed una composizione molto più semplificata. Nel 1990 realizza la scenografia de La sposa di Messina di Schiller a Gibellina per la regia di Elio Capitani e costruisce per la prima volta la Montagna di sale. Del 1992 è l'installazione permanente Hortus conclusus nel complesso universitario di San Domenico a Benevento.
Mimmo Paladino vive e lavora tra Paduli, Roma e Milano.

15 ottobre - 22 novembre 2009

Villa Gualino - Torino

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